Il trapianto

Il trapianto di fegato è oggi la terapia di scelta per il trattamento delle patologie epatiche avanzate, malattie in grado di mettere in pericolo la sopravvivenza stessa del paziente. 

Si tratta dunque di una terapia cosiddetta “salva vita”, ma che per essere effettuata richiede precise e chiare indicazioni. Gli organi disponibili per il trapianto, infatti, sono estremamente limitati e devono essere impiegati solo nei casi in cui il trapianto rappresenti l’unica possibilità terapeutica e presenti buone possibilità al paziente una prospettiva di buona sopravvivenza e buona qualità di vita nel lungo termine.

Nel caso del trapianto da cadavere, il fegato da trapiantare è prelevato da soggetti in morte cerebrale (cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello), prima che sopravvenga l’arresto cardiocircolatorio.  

La possibilità di dividere il fegato da donatore cadavere in due parti funzionalmente autonome e trapiantabili (Split Liver) ha aperto nuovi scenari nella trapiantologia epatica, permettendo il trapianto di due riceventi con l’organo prelevato da un unico donatore. 

Con questa tecnica è possibile trapiantare il lobo epatico sinistro ad un ricevente pediatrico ed il lobo epatico destro ad un ricevente adulto.La procedura è nata per sopperire alla carenza di organi per i riceventi pediatrici tutelando al tempo stesso le esigenze di trapianto dei riceventi adulti.

L’applicazione della procedura di divisione del fegato nel donatore cadavere, che in Italia è andata incontro ad uno sviluppo tra i più significativi nel mondo, ha permesso nel nostro Paese di giungere a soddisfare interamente le esigenze della lista pediatrica. 

Una ulteriore e più recente possibilità, utilizzata in una piccola percentuale di casi ed anch’essa  finalizzata a far fronte alla scarsità di organi, prevede che il tessuto epatico possa essere prelevato da un donatore vivente, spesso un parente del paziente, che viene sottoposto al prelievo di una parte del fegato. Il trapianto di fegato da donatore vivente si basa sul fatto che sia la parte di fegato asportato sia la parte di fegato che rimane al donatore vanno incontro ad una rigenerazione che riporta la massa epatica ad un volume quasi uguale a quello precedente in circa 4 settimane dall’intervento.

Indipendentemente dalla tecnica utilizzata, il trapianto di fegato permette oggi sopravvivenze superiori all’80% dei casi ad un anno dall’intervento e intorno al 65% dei casi a cinque anni, con variazioni legate alla patologia che ha indicato l’intervento ed alle condizioni cliniche del paziente al momento del trapianto.

I risultati in termini di sopravvivenza ottenuti in Italia sono sovrapponibili ed in alcuni casi superiori a quelli riportati dal Registro Europeo dei trapianti. 

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